Prima mi arrabbiavo di più, sicuramente, e arrabbiata ci rimanevo più a lungo.
Non a caso i miei odiatori preferiti ci hanno sempre tenuto a farmi sapere quanto mi considerino rancorosa.
Ora dicevo, mi arrabbio di meno, anche se non dimentico, mai.
Lo sapeva bene un certo Ari, esodato, come me, dai forum di kataweb, che si divertiva a punzecchiarmi ingenerando grandi scornate su politica, destra (lui) vs. sinistra (più di adesso, sicuramente, io), cattolicesimo e clericalismo (lui) vs.ateismo e agnosticismo (io), ostentazione (lui) vs. understatement (io), andare a puttane (si era uno che esaltava la pratica) vs. integrità sabauda (c'è da chiederlo? sicuramente NON io).
Poi c'era Black, cui devo l'apprendimento sul campo del don't feed the troll dopo pagine e pagine di thread così lunghi di noiosissimi insulti reciproci che gli altri utenti ci chiedevano a turno per pietà di interrompere.
Da Alish, admin e inconsapevole community manager ante litteram ho imparato che quando entri un posto che non conosci, il primo mese leggi in silenzio, osservi dinamiche, capisci chi sono gli attori e dopo, solo dopo, parli, si spera, con maggiore cognizione (si lo so che sono più meno le stesse regole che vigevano su Usenet, ma non sono *così* vecchia).
Alish era anche quella che ci educava a accettare il dissenso, e che si schierava sistematicamente, anche se ambasciatrice dell'idea esattamente opposta, con chi a turno era oggetto degli assalti e dell'accanimento del branco.
Era un'altra internet, guardacaso non ci si era mai visti in faccia né tantomeno si conoscevano i reciproci nomi e cognomi (oddio, con qualcuno si, e con qualcuno si è vissuto insieme anche per sette anni, ma questa è un'altra storia).
La sera, o la mattina, ai tempi, comunque, dopo le flame, andavo a nanna tranquilla e serena dormendo il sonno di quelli che sanno che i brutti e i cattivi non sarebbero saltati fuori dal pc a farle del male.
Ehi, aspetta.
Riavvolgi.
Cosa sarebbe cambiato rispetto a ora?
In realtà il passaggio c'è stato, almeno per quello che mi riguarda, ed è stato così lungo che ha rifatto il giro.
Il blog non è stato più uno spazio solipsista (anche se questo di fatto per la sottoscritta lo rimane, decisamente considerato che non ha nemmeno i pulsanti di sharing) è arrivato friendfeed, i camp, le chat video su skype, mi mandi una fotina, condividiamo una dropbox, apriamo una stanzetta, bella che sei, no hai hai il contorno occhi una settantenne, sei stato stanzettato, aspetta che mi faccio un fake, no ti metto in hide, no anzi ti blocco proprio ma ti lurko da sloggata, guerre di bande, screenshot e indubbiamente, grandi trombate e plateali sceneggiate.
Il problema, forse, è che questa volta i nomi e i cognomi c'erano e ci sono, altro che anonimato.
Fa male, poche storie.
Lo sappiamo che non possiamo piacere a tutti, del numero di Dunbar e amenità varie, ma tutte le volte che qualcuno sente il bisogno irrefrenabile di farti sapere quanto ti schifa o ti odia o di darti consigli non richiesti, e non sotto forma di ovetto anonimo su twitter (magari), ma per vie dirette o indirette, non conosco nessuno fare i salti di gioia; no, in realtà una si, ma chiaramente si vede che ci gode un sacco.
Fa ancora più male, quando anche nella tua vita privata, che cerchi di proteggere il giusto, tuo malgrado, ti trovi attorniato da un numero imprecisato di coreuti che ritmano la frequenza dei tuoi passi e dei tuoi movimenti. Non sai dove sono ma sai che ci sono e magari sai pure chi sono.
Ma devi tenere a mente (cosa che ho capito molto bene, e solo molto dopo grazie a osservazioni altrui sempre molto ficcanti e acute in merito) che quelle robe li vanno archiviate sotto la voce "fantasmi"e che se li vedi vuol dire che o sei Cole Sear o c'è qualcosa che non funziona perché significa che vedi la gente morta.
E la gente morta male non te ne può fare. Mettitelo in testa.
Sbloccato (è il caso di dirlo) questo importantissimo passaggio inizi a scollinare, tieni traccia e prendi qualche appunto, resti vigile, ma con lo stesso stato d'animo sonnecchiante di un bagnino sul Mar Morto.
Abbiamo tutti diritto a un web pulito, o sporco o marcio sulla base della nostra gradazione di gusti e perversioni, ma abbiamo anche un kit di strumenti, filtri e protezioni personali per vivere felici senza che un presunto garante ci preservi dal male eliminando i nostri haters.
Possiamo metterci in salvo da soli emancipandoci dal sottile piacere (perché poche storie: sempre di titillamento della leva narcisistica si tratta) di andare a ravanare nel torbido per vedere cosa si è detto di noi. Giuro: si.può.fare.
In questi giorni di ventate reazionarie auspicanti l'ennesimo new global order dell'internet avete detto di tutto; io, lato mio, posso mettere sul piatto, ad esempio, di aver ricevuto l'ultimo block tipo meno 24 ore fa, per dire.
Mai una gioia, mai.
lunedì 13 maggio 2013
martedì 30 aprile 2013
sentirmi il sole in faccia e non vederti, ma capir dalla tua mano che sei qui.
Se penso quanto non capivo Paolo Conte fino a qualche anno fa, come scrivevo ieri sera a Fioly, cui devo la testardaggine (strano eh) di avermelo messo nel plico dei primi cd da masterizzare. Se penso all'arrivo rocambolesco di ieri sera al Regio in jeans e converse, senza biglietto, obbligando la cassiera a scrivere il mio nome su un voucher e farla giurare che non l'avrebbe venduto a nessuno finché non sarei tornata dal bancomat (del perché non avessi comprato il biglietto è una storia lunga riassumibile nel fatto che non ero così sicura di esser da queste parti, in questi giorni).
C'è chi urla "genio" dalla platea a quel signore allampanato, dal fascino difficilmente riproducibile, nonostante ogni tanto barcolli impercettibilmente mentre si sposta dal pianoforte allo xilofono, che sfiora, e che solo con i gesti strettamente necessari, senza voltarsi, ogni tanto comunica con l'orchestra alle sue spalle, ma non si dimentica il nome di nessuno, canzone dopo canzone, per richiamare il tributo del pubblico anche verso di loro.
Non tutto è perduto, ancora, finché possiamo guardarci intorno e sapere che c'è qualcuno che capisce che la tua facilità non semplifica e che di bis, al massimo, se ne può concedere uno solo anche se i teatro si alza tutto in piedi e si spella le mani chiedendo il tuo ritorno.
Ci sono cose che creano identità e fratellanza non scritta, pure con il giapponese che avevo a fianco e che a un certo punto è arrivato con un bicchiere di vino come se fosse cocacola. Sono quelle che cose, che se un giorno mai scriverò lettere a giovani ribelli, mi dovrò ricordare di dirgli, insieme al fatto che solo avendo possibilità di scelta scegliamo il meglio per noi, che occorre fare molta attenzione, ma molta, alle mani delle persone che abbiamo intorno tenendo a debita distanza quelle dalle dita corte e un po' tozze.
C'è chi urla "genio" dalla platea a quel signore allampanato, dal fascino difficilmente riproducibile, nonostante ogni tanto barcolli impercettibilmente mentre si sposta dal pianoforte allo xilofono, che sfiora, e che solo con i gesti strettamente necessari, senza voltarsi, ogni tanto comunica con l'orchestra alle sue spalle, ma non si dimentica il nome di nessuno, canzone dopo canzone, per richiamare il tributo del pubblico anche verso di loro.
Non tutto è perduto, ancora, finché possiamo guardarci intorno e sapere che c'è qualcuno che capisce che la tua facilità non semplifica e che di bis, al massimo, se ne può concedere uno solo anche se i teatro si alza tutto in piedi e si spella le mani chiedendo il tuo ritorno.
Ci sono cose che creano identità e fratellanza non scritta, pure con il giapponese che avevo a fianco e che a un certo punto è arrivato con un bicchiere di vino come se fosse cocacola. Sono quelle che cose, che se un giorno mai scriverò lettere a giovani ribelli, mi dovrò ricordare di dirgli, insieme al fatto che solo avendo possibilità di scelta scegliamo il meglio per noi, che occorre fare molta attenzione, ma molta, alle mani delle persone che abbiamo intorno tenendo a debita distanza quelle dalle dita corte e un po' tozze.
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mercoledì 17 aprile 2013
Compendio catechistico
Caro Papafrancesco già che ci sei, in questa ventata di rinnovamento, dopo quella faccenda dello Ior avresti mica voglia di dare un' occhiata anche a quella lista dei sette peccati capitali?
Per facilitarti il compito le mie proposte te le metto qui; ma, visto che ho qualche difficoltà nel trovare un nome adatto per ognuna, faccio prima a descriverti la tipologia di peccatore.
Poi, in caso, se ti piacciono, li sottoponi a votazione sul blog di Grillo e vediamo cosa viene fuori.
*chissà*
Dicevo, nell'ordine:
Grazie Papafrancesco, se hai bisogno non farti problemi e citofona pure quando vuoi.
Per facilitarti il compito le mie proposte te le metto qui; ma, visto che ho qualche difficoltà nel trovare un nome adatto per ognuna, faccio prima a descriverti la tipologia di peccatore.
Poi, in caso, se ti piacciono, li sottoponi a votazione sul blog di Grillo e vediamo cosa viene fuori.
*chissà*
Dicevo, nell'ordine:
- i disturbatori della felicità altrui
- gli stimolatori dei sensi di colpa
- i vomitatori di bile, tristezze, frustrazioni che non sono stati tarati correttamente per l'autocontenimento
- gli insicuri di ogni foggia, razza e misura alla ricerca di conferme dall'esterno
- i succhiatori di energie
- i ripetitori (nel senso che ripetono quelle quattro cose in croce) oltranzisti
- le zecche.
Grazie Papafrancesco, se hai bisogno non farti problemi e citofona pure quando vuoi.
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lunedì 18 marzo 2013
Il voto del (mio) silenzio
Chissà cosa devo essere stata in un'altra vita per trovarmi, in questa, proprio quando ne ho meno voglia, costretta a bloccare la mia petulante loquacità in vista di un bene superiore.
Rimango osservatrice silente delle sciagure umane che continuano a risplendere sotto il sole e, per amor di pace, della classe che non è acqua, del quieto vivere, della superiorità presunta o manifesta, poco importa, sola me ne vo per la città, mi faccio due giri dell'isolato e tiro innanzi.
Posso assicurare, a chi assiste al raro fenomeno del mio mutismo, che non si tratta di un moto di simpatia verso le regole monastiche quanto della ormai di ineluttabile afasia di fronte ai comportamenti di chi vive in distonia cronica tra il reale e il proprio immaginario.
(Che poi se ci pensi è una roba un po' applicabile a tutto il nostro quotidiano attuale, dai microchip emozionali (cit.) sottopelle, alle cacca trovata dentro le polpette, al Papa nuovo che fa il saluto klingon).
Rimango osservatrice silente delle sciagure umane che continuano a risplendere sotto il sole e, per amor di pace, della classe che non è acqua, del quieto vivere, della superiorità presunta o manifesta, poco importa, sola me ne vo per la città, mi faccio due giri dell'isolato e tiro innanzi.
Posso assicurare, a chi assiste al raro fenomeno del mio mutismo, che non si tratta di un moto di simpatia verso le regole monastiche quanto della ormai di ineluttabile afasia di fronte ai comportamenti di chi vive in distonia cronica tra il reale e il proprio immaginario.
(Che poi se ci pensi è una roba un po' applicabile a tutto il nostro quotidiano attuale, dai microchip emozionali (cit.) sottopelle, alle cacca trovata dentro le polpette, al Papa nuovo che fa il saluto klingon).
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domenica 3 marzo 2013
educazione (non) siberiana
La differenza sta più o meno qui:
[Premessa: alla richiesta di una quantitá di un bene x]
-"ne avrai quanto te ne spetta"
-"ne avrai quanto te ne meriti"
[Premessa: alla richiesta di una quantitá di un bene x]
-"ne avrai quanto te ne spetta"
-"ne avrai quanto te ne meriti"
mercoledì 13 febbraio 2013
I'll be your Valentine
Non avevo mai ricevuto un mazzo di zombie, prima d'ora.
Del resto shiny happy people love each other (il resto qui)
Del resto shiny happy people love each other (il resto qui)
giovedì 7 febbraio 2013
le persone silenziose
Aveva iniziato a venire da queste parti proprio dopo il mio ritorno dall'India.
Tipo due giorni dopo il mio arrivo, al punto che lì per lì non mi aveva nemmeno stupito, dopo aver assistito a come si popolavano di notte i marciapiedi di Delhi, notare che, un bozzolo umano, aveva iniziato a accamparsi, silenziosamente, ogni sera, sotto il porticato del palazzo a fianco di quello in cui vivo io.
Considerato che qui, per caratteristica della zona e dei suoi abitanti, non si è propriamente un esempio di tolleranza, mi aveva incuriosito, invece come, notte dopo notte, nessuno fosse intervenuto per allontanare la sua presenza e al mattino, a parte qualche bottiglia di Ceres, non restava alcun segno rilevante la sua presenza.
Non credo di averlo mai visto in faccia, presumendo fosse uomo. È diventato velocemente il secondo nume tutelare dei miei rientri notturni, visto che il primo posto rimane a un gattone rosso, diventato il mio personale stregatto, che passa le sue notti appollaiato sul pilastro della casa di fronte; vigilantes sornione del trascorrere lento del tempo di questo quartiere.
Da qualche sera il signore che viene a passare la notte sotto il porticato non si è più visto. E io, da domenica scorsa, passo a controllare se, per caso, ritorna.
Forse, però, è il caso che la smetta.
Una delle persone a me più vicine in questo momento della vita, l'altra sera, quando gli ho comunicato immediatamente il mio stupore mi ha detto, saggiamente: "a volte cambiano posto, a volte ne trovano uno migliore, a volte fanno amicizia e si spostano, a volte hanno bisogno di cure e vanno in ospedale, magari torna, magari no. non significa niente di per se."
Si, vero.
Ma era diventata un'abitudine, proprio come tutte quelle cose che si dicono sempre tirando fuori volpi, piccoli principi e rose.
Ma era diventata un'abitudine, proprio come tutte quelle cose che si dicono sempre tirando fuori volpi, piccoli principi e rose.
Io, personalmente, ci metto pochissimo a farmici addomesticare, dall'abitudine quando mi piace.
Ma con l'abitudine, non esci mai vincente, sia che ti accompagni per tutta la vita tappandoti gli occhi e oscurando il vero prezzo del suo valore o che cessi di colpo trascinandoti in crisi di astinenza che nemmeno un tossico a rota.
Non ho soluzioni. Vorrei potere pensare (che utopia) che quella singola scelta la si faccia ogni giorno.
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